Curiosità Infinita

 Credo ci sia ancora chi pensa che viaggiare “per piacere” sia una cosa semplice. Basta avere un po’ di tempo, un po’ di soldi e un paio di buoni indirizzi…

Personalmente sto cominciando a pensare che viaggiare sia in realtà un’arte, che trae vantaggio dalla riflessione e dalla pratica sistematica. Non sono nata sapendo come si fa, e senza esperienza posso facilmente cadere nei tranelli più ovvi.

Certo è che, da dove vengo io, si viaggia in massa da solo mezzo secolo, per questo motivo penso che solo oggi la nostra generazione sta imparando a mettersi in viaggio con un’attenzione che i nostri genitori non avevano alla nostra età.

Consapevole d’avere ancora molto da imparare in questa vita, ho fin ora appreso che non esiste per forza un rapporto tra i soldi che spesso si spendono per i cosiddetti “lussi” e la felicità. Il mio imparare ad essere meno materialista non significa certo che le comodità non mi interessano, ma che ho cominciato a capire meglio i limiti che hanno cose come viaggiare con il kit di valigie

Louis Vuitton o il servizio in camera in alberghi 6 stelle super lusso nel lenire i mali che affliggono la mia mente. L’idea di lusso della generazione precedente, quella del primo film “Vacanze di Natale 1983” con Jerry Calà e Christian De Sica, per intenderci, con grandi alberghi e ristoranti raffinati, oggi come oggi mi sembra un po’ ingenua e superata.

In questo mondo travagliato e misterioso, stare sdraiata in spiaggia al sole mi fa sentire a disagio al posto di rilassarmi.

Discendo da una generazione che ha lavorato sodo per avere successo nella vita. E, giustamente, “non fare nulla” è la cosa a me meno familiare, a dire il vero, mi spaventa anche un po’.

Al tempo stesso pero’ mi chiedo cosa dovrei fare una volta arrivata nel paese che mi accingo a visitare.

Ecco, l’arte è sicuramente un buon mezzo per capire le caratteristiche di un popolo, ma limitarmi a contemplarla non è esattamente l’esperienza vivida e viscerale che ricerco ogni volta che parto per un nuovo viaggio. Quello che preferisco fare è parlare con le persone del posto, provando a conoscerle e cercare di capire la società in cui mi trovo in quel momento, vivendomela come se fossi un’indigena locale; tutto questo senza dimenticare il mio background culturale di base e quello accumulato durante i viaggi precedenti.

Le informazioni culturali di base le acquisisco già da casa, on-line, il resto, quello che mi permette di soddisfare i miei bisogni interiori, cerco di acquisirlo sul campo, cercando di vivere e fotografare la quotidianità di società differenti .

La mia idea di base quando ho cominciato a prendere l’esperienza del viaggio come una filosofia di vita, era quella di partire alla ricerca di filosofie ed atteggiamenti verso la vita differenti da quelli che esistono nel mio paese. Quello che ho scoperto e guadagnato è la piacevole sensazione d’essere stata influenzata da tanti modi differenti, atteggiamenti e filosofie di vita vissuti in contesti diversi da quello in cui sono nata, che arricchiscono continuamente la mia anima, fanno crescere la mia infinita curiosità e mi identificano come ME, Maria Elena, cittadina di questo mondo a modo mio!

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